Cari amici velaterzisti,
se devo essere sincero, mi piacciono le storie d’amore che vanno a finire bene: probabilmente sono un romantico. Ma se poi una storia d’amore è contrastata, si svolge tra innumerevoli colpi di scena, unisce vecchi amici con nuovi compagni di strada, contratti e avvocati, l’AVT e Vento di Venezia… beh, allora è una storia intrigante, che deve essere ricordata come merita, anche se brevemente.
Tutto inizia nell’ottobre del 1983 quando, dal cantiere di Portosecco dei fratelli Angelo e Attilio Schiavon, esce Jolanda. E’ un magnifico battello a pizzo costruito in fasciame: lunga 7,32 m e larga 2,04 m, è il classico batelo a pisso, in grado di affrontare il mare e un tempo impiegato nella pesca sottocosta. Gino Luppi, però, lo fa costruire perché è “ideale per gite oltre la gronda lagunare”.
Gino e Jolanda non iniziano una gita, ma una lunghissima e fortunata navigazione che li porterà dapprima a riunire quarantacinque terzovelisti lagunari. Di questi, diciotto si ritroveranno il 18 aprile 1988 al ristorante Ai Gondolieri per fondare l’Associazione Vela al Terzo. Tempi fortunati, quelli in cui si firmava la costituzione di un’associazione a tavola e il notaio veniva remunerato con il pagamento del pranzo…
Nel febbraio del 2001, Gino e Jolanda lasciano la presidenza dell’AVT, che viene assunta da Massimo Gin e Paron Giacomo: un altro bel binomio uomo-barca…. sto pensando che tutti noi siamo mezzi uomini/donne e mezzi barca. E sto pensando che, per due decenni, durante le regate, le veleggiate o le navigazioni, la vela rossa e arancione “era” il Presidente. Jolanda era come il negozio Trevissoi: i nostri punti di riferimento in laguna, nel centro storico e… pure nella vita.
Quando Gino ha deciso di veleggiare altrove, nel 2023, Jolanda se n’era andata già da due anni. Piuttosto che lasciarla deperire l’aveva venduta a un appassionato – o almeno così sembrava. Abbiamo visto Jolanda “in buona forma” al Bacan nel 2022, poi ne abbiamo perso le tracce.
E qui veniamo all’ultimo atto della nostra storia. Nell’agosto del 2025, nel corso di uno dei nostri Direttivi, Fabio Gherardi ci informa che Alberto Sonino è alla ricerca di un nuovo armatore per Jolanda, perché il proprietario non se ne cura più e la barca sta rapidamente deteriorandosi. Fabio perora con calore la causa e durante uno dei direttivi di settembre il Consiglio decide di impegnarsi a fondo per salvare Jolanda. Fabio, sempre lui, trova una persona disposta a garantirne il restauro: Massimo Scarpa.
Sarebbe troppo lungo e noioso raccontare i quattro atti privati sfornati dal nostro avvocato per trovare il punto di equilibrio fra disponibilità e richieste da parte del proprietario, di Vento di Venezia e di Massimo Scarpa e non per colpa degli ultimi due. Però non abbiamo “mollato la presa” e dopo otto mesi è stato firmato un documento che, fra le varie clausole, consentirà all’AVT di utilizzare la barca per dieci giorni all’anno come barca sociale.
Jolanda è scesa in laguna il 10 giugno verso le 10:00 lasciando l’isola della Certosa. E’ stata alata all’Associazione Velica Lido intorno alle 12:00 e ora si trova nel capannone di Massimo Scarpa e per ricevere un profondo restauro.
Gino non sarà più a bordo, ma sono convinto che l’amore di tutti i soci le farà bene.
Guardate la foto: la prima è tratta da una pagina di un libro che Gino Luppi stava preparando. Il menabò ci è stato donato da suo figlio Roberto e questo prezioso documento, con donazioni giunte da altri soci, farà parte del costituendo Archivio Storico dell’AVT. Nella seconda Massimo Scarpa ha appena firmato il passaggio di proprietà con il precedente proprietario. Nella terza il lavoro di restauro è già iniziato